Biodanza e terza età

Se penso a quando, due anni fa, mi venne offerto di far conoscere la Biodanza all’Università della terza età “Golden Age” di Milano, mi rendo conto che accettai questa proposta come una nuova opportunità di crescita personale, essendo la prima esperienza di questo genere.
Inoltre, abituata a lavorare con allievi più giovani, mi domandavo in che misura, anche alla Terza età, sarebbero avvenuti quei cambiamenti positivi che solitamente si ottengono dopo un percorso di Biodanza®.
A maggio del 1995 faccio dunque una presentazione davanti a una trentina di persone che accolgono con molto entusiasmo la Biodanza®, vissuta come momento di socializzazione legata alla voglia di far muovere il corpo.
La voce si sparge e, a novembre del ‘95, con l’inizio delle lezioni, avvio tre gruppi di Biodanza® composti da una ventina di persone ognuno.
I corsi si tengono in una sala dell’Università “Golden Age” di Milano con cadenza settimanale il martedì, mercoledì, venerdì, per la durata di un’ora e mezza.
I gruppi sono composti prevalentemente da donne con un’età variabile dai 55 agli 80 anni. Il primo impatto che i nuovi allievi hanno con Biodanza® è di eccitazione e sorpresa per la gioia che trasmette.
Il risultato è uno stato d’animo generale molto vivo e vibrante accompagnato, a volte, da chiacchierii e risatine.
Le mie precisazioni prima di proporre gli esercizi riguardano la relazione in feed-back col gruppo, il rispetto del limite di contatto, l’autoregolamentazione negli esercizi di vitalità.
I primi commenti che raccolgo sono di entusiasmo: “Mi sento leggera, rilassata, di buon umore; non vedo l’ora di tornare!”.
La gioia di ritrovarsi ed eseguire esercizi piacevoli non è per alcuni tuttavia sufficiente a far superare il disagio dovuto alla relazione di contatto con gli altri. Infatti, per molti, sostenere lo sguardo dei compagni o andare incontro all’altro per scambiare una stretta di mano rappresenta uno scoglio da superare di cui si parla durante la verbalizzazione che ha luogo all’inizio delle lezioni.
Alcuni allievi, all’inizio, considerano la Biodanza® come una ginnastica ma, col tempo e l’esperienza, viene ben assimilato il concetto di integrazione tra musica, movimento e emozione.
Il coinvolgimento negli esercizi aumenta e le 10 lezioni previste inizialmente, diventano ben presto 20, poi 30, finché arriviamo a maggio del ‘96 con la voglia di ritrovarsi per l’anno successivo.
In questo arco di tempo si è creata un’intesa meravigliosa tra le persone, fatta di amicizia, simpatia, voglia di frequentarsi, maggiore apertura in famiglia, nel sociale, aumento della vitalità.
Anche la difficoltà di contatto è stata brillantemente superata, e questo è diventato motivo di gioia e comunione affettiva.
Il rapporto con me è molto caloroso e sinceramente ricambiato.
I cambiamenti avvenuti si notano con sorprendente evidenza all’apertura dell’anno universitario 1996. Gli allievi che avevano già frequentato i corsi l’anno precedente sono i primi a stupirsi le prime lezioni: si accorgono che è aumentata la loro vitalità, la capacità espressiva, la creatività riportata anche nella vita di tutti i giorni, il coinvolgimento affettivo. Le rigidità motorie si sono sciolte nella fluidità e i tempi della vivencia si sono allungati essendo aumentata la capacità di interiorizzazione.
Quando propongo esercizi di rinforzo dell’identità, noto che vengono eseguiti con più disinvoltura e sicurezza. Da alcune testimonianze emerge un approccio più trascendente alla vita: si rivalutano gesti compiuti per abitudine, si guarda al proprio compagno/a con occhi diversi.
Verso metà anno i gruppi sono pronti ad affrontare danze ritmiche come la “Batucada” e di vitalità come la “danza della tigre“ e il “confronto di tigri”.
Questi esercizi vengono accolti con molta eccitazione: specialmente il “confronto di tigri” viene molto sentito e verbalizzato la settimana successiva come un momento di intensa forza e vitalità rimaste dentro di loro per parecchi giorni.
Nei gruppi si è consolidata l’amicizia, la confidenza e questo permette ai temi da me proposti di volta in volta, di diventare spunto di profonde riflessioni condivise all’inizio delle lezioni.
Trovo molto divertente il fatto che alcuni ripropongano degli esercizi di Biodanza® ai nipotini ottenendo reazioni diverse a seconda del sesso: più entusiaste le bambine, più scettici i bambini che guardano i nonni con sufficienza forse stupendosi della parte bambina che si manifesta in loro.
Altro dato positivo sono le allieve che ricevono incoraggiamenti dai loro compagni a proseguire i corsi di Biodanza® perché notano in loro piacevoli cambiamenti che vanno a beneficio del rapporto.
Ai gruppi ho sempre proposto tutte e cinque le linee di vivencia (vitalità, affettività, creatività, sessualità, trascendenza) e ho notato che gli esercizi maggiormente graditi sono quelli legati alla vitalità, all’affettività e alla creatività.
L’integrazione affettiva creatasi mi ha permesso di proporre, nelle ultime sessioni, anche esercizi come il “tunnel di carezze”, che è stato vissuto con molta partecipazione e maturità.
Al termine di questi due anni di lavoro ho chiesto alcune impressioni agli allievi riguardo il percorso fatto insieme. Ecco alcuni commenti:

• Biodanza®: una ventata di giovinezza che non ha fine;
• Sognare, sorridere, ballare, amare; è una scoperta bellissima;
• Gioia e spensieratezza della gioventù;
• Sensazioni mai provate e una vera vitalità;
• Biodanza®, parola magica; per me significa gioia di vivere, dinamismo, ma soprattutto vivere e comunicare con tutti serenamente. Grazie a tutti;
• Biodanza® per me ha significato aggregazione, sviluppo della socialità, maggiore disponibilità verso gli altri;
• Grazie all’insegnante e a tutte le compagne sono uscita da una brutta depressione e ho trovato tante amiche;
• Biodanza® è la vera e propria danza della vita; fa riaffiorare ciò che è nascosto dentro di te. È meraviglioso. Prova!

Da questa esperienza è emersa quindi per molti una ritrovata gioia di vivere, una maggiore disponibilità verso gli altri, la riscoperta del corpo come fonte di piacere, l’amicizia nel gruppo.
A me ha confermato che a ogni età è possibile un cambiamento: quando c'è la gioia di vivere, la terza età è solo un dato anagrafico.

Carla Braglia
Insegnante titolare didatta-Milano/Italia
Da “Rivista della AEIB”, n. 3, marzo 1998, p. 26

autore: 
Carla Braglia
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